Retrocessioni, diritti sportivi….. è ora di cambiare!!! Club di Lega 2 in rivolta

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Roma, costretta ad alzare bandiera bianca.

Caserta, scomparsa.

Pistoia, autoretrocessa in A2.

Cantù, male in arnese dopo il passaggio del ciclone Gerasimenko.

Il balletto estivo sull’asse Verona-Torino per vedere che sale in A1, per vedere che è più vicino all’aeroporto più importante, per poi approdare ad un niente di fatto.

Roseto, Agrigento, Imola….in un modo o nell’altro fuori dai giochi della serie A2.

Lo stato di salute del basket italiano, tra crisi societarie e crisi economica legata alla pandemia non è certo buono, anzi vira decisamente al brutto.

( Quello che segue è un parere strettamente personale, motivato dalla conoscenza stretta, per motivi anche professionali, con una delle massime espressioni al mondo dello sport e dello show business, ovvero la Formula 1.)

Subito la risposta di due società di A2, Napoli e Tortona, che esigono il rispetto delle regole, la loro stabilità a campionati in corso, ed ancora di più chiedono il rispetto dello sforzo economico importante fatto da chi comunque vuole giocare le sue carte sul campo per salire di categoria.

Si tratta, in ultima analisi, di scegliere se privilegiare il puro diritto sportivo oppure optare per una formula che leghi la partecipazione ai campionati al possesso di stringenti requisiti societari ed economici; EUROLEGA funziona così, NBA funziona così, addirittura lì le società si chiamano franchigie, ci sarà un motivo….

Invece senza motivo la Federazione sembra assente, al massimo interviene a posteriori, quando i buoi sono già scappati ed anche la stalla stessa è pericolante.

Perché se io mi metto nei panni di un dipendente di Virtus Roma, ad esempio, non posso essere affatto contento e sereno dopo aver vissuto la dissoluzione societaria, cosa del resto ampiamente annunciata da mesi di annunci, appelli speranze e docce fredde che alla fine hanno condotto ad una lenta agonia.

Nei panni del tifoso, che magari ha pure pagato un abbonamento, idem come sopra.

E allora ha ancora senso basare tutto sul diritto sportivo? col rischio di ulteriori repliche di queste tristi vicende? col rischio di fare salire di categoria chi poi non ha i mezzi economici per affrontare dignitosamente il livello più alto?

Al contrario, perché negare per principio il salto di categoria a chi dimostra conti alla mano di averne tutti i requisiti, salvo poi offrire lo stesso passaggio a destra e a manca, con annesso dibattito sulla lunghezza delle piste aeroportuali?

Cambiando visione, quello che è stato per decenni il boss della Formula 1, Bernie Ecclestone, era solito dire che chi aveva i soldi correva, chi non li aveva doveva rassegnarsi a fare lo spettatore.

Molto crudo, certo, ma grazie al famoso Patto della Concordia la parte economica viene normata in maniera minuziosa, andando a riconoscere una divisione dei proventi basata sul rispetto sia della storia dei concorrenti che dei risultati ottenuti in pista.

Forse è quello che manca al nostro basket, una visione di insieme ed una chiara prospettiva di sviluppo futuro: se non si vuole risolvere la scelta tra dilettantismo gestionale e professionismo, allora si rimarrà sempre così, sospesi ed in balia dei venti.

E allora il progetto licenze della Lega basket potrebbe essere una soluzione che tenga insieme merito sportivo, storia e solidità economica dei club; un formato sul modello Eurolega sarebbe forse la soluzione.

E visto che sognare non costa niente, perché non lanciare un torneo stile universitario americano, dove il legame tra squadre e territorio è molto forte ed i costi sono calmierati perché è lì che crescono i giovani?

Non ssi tratta quindi di azzerare storia e merito a favore solo dei soldi, si tratta di parametrare ogni cosa alla reale possibilità di ogni società di sostenere impegni senza dover affrontare dissesti finanziari con conseguenti, dolorosi abbandoni dei campionati.

Sperando che chi deve governare queste cose faccia sentire la sua presenza, perché la pandemia è solo uno dei fattori di una crisi molto più profonda.

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