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ANNEDDOTI E CURIOSITA’

In Arkansas il governatore Orval Faubus fa addirittura intervenire la Guardia Nazionale per scongiurare l’ingresso di studenti neri in una scuola superiore – l’episodio passa alla storia come “crisi di Little Rock” – mentre il Texas fa chiudere gli istituti dove vengono mandate le truppe federali per attuare la desegregazione.

Nonostante prolungate resistenze, però, i neri possono iniziare a frequentare gli atenei del profondo Sud.

L’ammissione all’università, però, non coincide immediatamente con una maggior presenza nelle squadre sportive: nel campionato NCAA di basket svariati allenatori schierano quintetti base formati quasi interamente da bianchi, nonostante i primi casi di giocatori neri risalgano addirittura a inizio secolo.

I Miners, la squadra del Texas Western College, costituiscono un’eccezione nel panorama nazionale: già negli anni Cinquanta si vedono ragazzi afroamericani volare a canestro. Nel 1961 la guida tecnica passa al giovanissimo Donald “Don” Lee Haskins: ha giocato tre stagioni in Oklahoma, ritirandosi ad appena 22 anni per intraprendere la carriera di allenatore. Quello con all’ateneo di El Paso è il suo primo vero incarico dopo un quinquennio di gavetta nelle high schools.

Come i Miners della stagione 1965-66, del resto: concludono la stagione regolare con un ruolino di marcia impressionante. Dopo ventidue vittorie consecutive si fermano solo all’ultima giornata contro i Seattle Redhawks.

I Miners accedono comunque alle finali regionali del Midwest dove si prendono un’agognata rivincita contro Kansas State, affossata per un misero, decisivo punticino (81-80) dopo ben due supplementari.

19 marzo 1966: all’atto supremo sono arrivati i Texas Miners e i Kentucky Wildcats. In semifinale hanno superato Utah e Duke con punteggi pressoché identici (85-78 e 83-79), ma non potrebbero essere più diverse. I texani sono alla prima finale, guidati da un tecnico che fino a pochi anni prima allenava nelle scuole femminili. Kentucky, invece, è già stata decorata quattro volte con il titolo NCAA e in panchina siede ancora il santone Adolph Rupp, “l’uomo in completo marrone”, l’artefice di tutti quei trionfi.

Non appena le duellanti escono dagli spogliatoi il pubblico intuisce che sarà una sfida tra avversari agli antipodi: i Wildcats, come da tradizione, si presentano con un quintetto di soli giocatori bianchi, i Miners no. Giocano Orsten Artis, David Lattin, i sopracitati Cager, Hill e Worsley: sono tutti afroamericani. Nessun coach ha mai osato tanto in una finale NCAA,

“Non ci avevo davvero pensato al fatto d’iniziare con cinque neri”, rivelerà in seguito Haskins in persona, –

a metà gara l’esito rimane comunque incerto: i quattro volte campioni NCAA sono gente abituata alle rimonte e tallona i dirimpettai senza sosta. Anzi: sono passati poco più di tre minuti e mezzo quando riducono il distacco a un solo punto. I Miners, però, non si scompongono e restano lucidi: Artis e Hill riportano i texani avanti di sei lunghezze fino a raggiungere un massimo vantaggio di nove. Negli ultimi giri di lancette decidono, saggiamente, di rallentare i ritmi. Kentucky può soltanto rosicchiare un paio di punti e nient’altro: finisce 72-65. Il torneo NCAA di pallacanestro, per la prima volta nella storia, è appannaggio di un quintetto formato esclusivamente da afroamericani. Proprio quando la battaglia per i diritti civili sembra definitivamente conclusa, e vinta. Non a caso Pat Riley, una delle stelle di Kentucky offuscate dai texani, definirà quella partita la “proclamazione di emancipazione del 1966”.

Per Rupp, invece, è una disfatta che lo accompagnerà letteralmente per il resto dei suoi giorni: sul letto di morte, in una corsia dell’ospedale di Lexington nel 1977, non farà che rievocare quella partita a chi viene a fargli visita.

 Ovunque vado le persone si avvicinano e mi ringraziano per aver schierato cinque giocatori neri”, annoterà Haskins nel suo libro Glory Road. “Anni dopo un nero venne da me: voleva stringermi la mano e ringraziarmi perché dopo la partita del 1966 le scuole iniziarono l’integrazione e lui ricevette una borsa di studio grazie a quella gara. E

Le pagine dell’autobiografia di Haskins, che non si schioderà più dalla panchina dei Miners, ispireranno un film prodotto da Jerry Bruckheimer e dalla Disney dall’inevitabile patina buonista con tanto di falsi storici – il lancio di popcorn e bevande dei tifosi dell’East Texas State University all’indirizzo del quintetto dei Miners, mai avvenuto – e controversie – la figura di Adolph Rupp, dipinto come uno spudorato razzista.

 

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