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L’Efes Istanbul sale sul tetto d’Europa battendo il Barca 86 a 81 in una finale giocata ad altissimo livello, sempre tirata e che almeno all’inizio sembrava destinata ad un altro epilogo.

Si, perchè la difesa dei catalani riusciva ad imbrigliare i turchi, riusciva ad estromettere dalla partita Micic e Larkin, arrivando addirittura ad un vantaggio di 25 a 15, +10.

Ma quando Ataman ha trovato le contromosse giuste, quando soprattutto Micic e Larkin si sono all’improvviso svegliati ed hanno iniziato ad incidere sulla partita, allora non c’è stata più storia e la vittoria ha preso decisamente la via di Istanbul.

In vantaggio per 39 a 36 all’intervallo lungo, poi 68 a 58 alla fine del terzo quarto i turchi hanno mantenuto sempre il controllo delle operazioni, vanificando ogni tentativo di rimonta blaugrana.

E’ una vittoria pienamente meritata, legittimata da una grande Final Four dopo 3 stagioni ad altissimi livelli, con un gruppo squadra stabile e fortissimo, fermato solo dalla pandemia nel 2020 e che quest’anno, dopo un avvio incerto ha confermato con un ritorno eccezionale le sue doti e le sue qualità, portando per la seconda volta il massimo trofeo continentale sul Bosforo.

E’ anche la vittoria di Ataman, che dopo aver sofferto il Real ed il suo coach Laso nei playoff ha guidato con mano sicura l’Efes fino in fondo, riuscendo ad infondere calma e tranquillità anche nei momenti peggiori, la rimonta del CSKA in semifinale e la partenza del Barca questa sera; adesso il lavoro che attende il coach turco è complesso, perchè sono sempre più forti le sirene NBA per il suo MVP Micic, che del resto è per qualità complessive oggi il miglior giocatore europeo, ed anche Larkin sembra avere estimatori oltre Atlantico.

Inoltre l’età di alcuni suoi elementi chiave, come Simon, Dunston, Singleton è un fattore da tenere in considerazione se si vuole allestire una squadra capace di competere ai massimi livelli nei prossimi anni.

Chi sembra in grado di restare ad alti livelli è il Barca, sconfitto in finale nonostante la qualità enorme del suo roster, e a dispetto anche degli atteggiamenti sempre istrionici del suo coach Jasikievicius, che dopo aver azzeccato la partenza non è più riuscito a rispondere alle mosse di Ataman.

Ma è una sconfitta che riteniamo faccia parte di un processo di crescita che dovrà mantenere il Barca ad alti livelli nei prossimi anni, con un roster di assoluta qualità e spessore: solo la grave situazione debitoria della sezione calcio potrebbe limitare le ambizioni del Barca, che ricordiamolo è una polisportiva con un bilancio complesso ed in cui si potrebbero far sentire i limiti derivanti da azioni di risanamento-

Per restare sul campo, è mancata ai catalani la capacità di replicare nel secondo tempo al predominio dell’Efes; saranno magari necessari alcuni aggiustamenti a livello di roster, ma le basi solide per riprovarci nei prossimi anni ci sono.

Chi non difetta assolutamente di basi tecniche e societarie per restare a competere in alto è Milano, terza classificata dopo aver regolato il CSKA per 83 a 73 nella finalina di domenica pomeriggio.

Anche se c’è il rammarico di una finale sfiorata, quello che rimane di questa stagione europea dell’AX Armani è la consapevolezza di essere ritornati là dove storia del club e solidità della proprietà collocano la squadra, cioè ai vertici europei; rimane la certezza di una stagione assolutamente vincente, col ritorno alle Final four dopo 29 anni, con un gruppo che ha bisogno solo di alcuni ritocchi per essere pronto già dalla prossima stagione a ripresentarsi per arrivare fino in fondo.

La guida tecnica salda di Messina è quello che serve a Milano per programmare stagioni di vertice e per avere concrete possibilità di competere per la vittoria finale, così come serve l’esperienza dei suoi grandi veterani.

Inutile dire che tutte queste qualità le ha in abbondanza anche la quarta classificata di oggi , quel CSKA Mosca che fa parte per diritto diremmo divino dell’elite continentale fin da quando era conosciuta in Occidente col nome di Armata Rossa ed era guidata in panchina dal colonnello Gomelskij, autentico mostro sacro della pallacanestro mondiale: i russi arrivano sempre in fondo, e sempre ci arriveranno.

Ed è sempre con un po’ di nostalgia per quanto appena vissuto che archiviamo anche questa Eurolega 2020-2021, con l’attesa di rivivere una prossima, nuova stagione di basket e divertimento e con la speranza che sia ancora migliore, e soprattutto col pubblico nei palazzi, perchè quello che ci è mancato quest’anno è proprio il poter vivere le partite dal vivo.

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