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La storia raccontataci direttamente da Dan Peterson risale a circa quindici anni fa, quando il sottoscritto incontra il coach USA che nell’occasione era stato invitato dalla FIP ad uno dei tanti clinic per noi giovani allenatori. La palestra dove tutti eravamo arrivati con almeno un ora d’anticipo era quella del LEONE XIII storica società di pallacanestro nel centro di Milano,l’argomento ovviamente era la 1-3-1 , ma il grande Dan anche in quella occasione così come faceva in panchina ci spiazzò, parlando di tutto tranne ( a parte un piccolo accenno tecnico – tattico) della sua famosa zona che tanti dividendi in passato aveva pagato negli anni d’oro sulla panchina di Milano.

The story told to us directly by Dan Peterson dates back to about fifteen years ago, when the undersigned meets the USA coach who was invited by the FIP to one of the many clinics for us young coaches. The gymnasium where we had all arrived at least an hour early was that of the LEONE XIII historic basketball club in the center of Milan, the topic was obviously 1-3-1, but the great Dan also on that occasion as he did on the bench he displaced us, talking about everything except (apart from a small technical – tactical hint) of his famous area that had paid many dividends in the past in the golden years on the Milan bench.

L’aneddoto che più mi colpì fu la reazione che lui ebbe nella settimana che intercorse quella famosa batosta di 31 punti di scarto subita nel secondo turno della coppa Campioni 1987-88 ad opera dell’Aris Salonicco. Ci fu da parte sua quasi una nausea e un rifiuto nell’allenare la squadra, che tutta la settimana si allenò agli ordini del suo vice Casalini. Una forma di “protesta ” psicologica ,quasi a voler toccare quell’orgoglio ferito di Campioni come Meneghin,Macdoo,D’Antoni,una sorta di messaggio con un linguaggio del corpo come a dire ” fatemi vedere adesso di che pasta siete fatti ” forse quella famosa rimonta ( Milano vinse di 34 la gara di ritorno entrando di diritto nella leggenda con una prova monstre) prima che dalle mani e dalle gambe,partì proprio dall’input mentale che il “nano ghiacciato” come veniva soprannominato aveva saputo lanciare nella testa dei giocatori.

The anecdote that struck me most was the reaction he had in the week that passed that famous 31-point blow suffered in the second round of the 1987-88 Champions Cup by Aris Thessaloniki. There was almost a nausea and refusal on his part in coaching the team, which all week he trained under the orders of his deputy Casalini. A form of psychological “protest”, almost as if to touch that wounded pride of Champions like Meneghin, Macdoo, D’Antoni, a sort of message with a body language as if to say “let me see now what you are made of” maybe that famous comeback (Milan won the second leg by 34, entering by right into the legend with a monster test) before that from the hands and legs, it started from the mental input that the “frozen dwarf” as he was nicknamed had been able to throw in the head of the players.

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